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Ines Pisoni

Una vita di forte impegno sociale e politico.

Paola Bernardi per ANPI del Trentino

Ines nasce a Cognola il 28 aprile 1913, si diploma all’Istituto Magistrale, insegna in diverse scuole del Trentino, diventa infine direttrice della Scuola di tessitura a mano dell’ONAIR a Trento, incarico che manterrà fino alla partenza per la Romagna.

Nell’aprile del 1939 nel corso di una sua visita alla cognata Vivina – ricoverata all’ospedale S. Chiara – si imbatte nel giovane chirurgo Mario Pasi che la riprende per la visita in orario non consentito e Ines reagisce con tale ardore e franchezza dimostrando notevole capacità di giudizio e sincero desiderio di ribellione, tanto da colpire profondamente Pasi. Quella breve ma intensa schermaglia sarà il primo di una serie di incontri fra loro, dapprima puramente casuali, che li porterà a vivere una profonda relazione sentimentale, fatta di intesa civile, culturale e, in seguito, politica.

Ines Pisoni nel 1939 (Fondazione Museo Storico del Trentino)

La giovane Ines – cattolica praticante – si misura così con l’impegno politico di Pasi (il primo ateo che abbia avuto occasione di conoscere) e il suo ruolo direttivo nel movimento antifascista in Trentino, mentre si interroga sempre più sul modo manipolatorio in cui la dittatura cerca di ottenere consensi. Pasi, dal canto suo, teme che l’adesione all’antifascismo di lei sia dovuta al loro legame affettivo e non ad una profonda convinzione personale. Seguirà quindi un periodo in cui lei si metterà alla prova imponendosi una severa fase di rinuncia per sondare la profondità e il radicamento del suo orientamento politico verso il PC. Lo studio e la lettura dei testi di autori proibiti come Marx, Engels, Labriola, Croce e Lenin saranno continua occasione di confronto e di riflessione tra loro, tanto che Ines ad un certo punto deciderà di riprodurne alcune copie, battendole a macchina, per poterle distribuire clandestinamente tra i compagni e i simpatizzanti.

Nell’autunno del 1942 sentono che i tempi sono maturi per un maggiore impegno nella Resistenza e decidono di realizzare quello che sarà l’unico periodico clandestino d’informazione in Trentino: “Il proletario”. Ines vende il suo corredo, Pasi, mentre Franco Bovelacci e Carlo Scotoni si autotassano, riuscendo così a raccogliere quanto basta per comperare macchina da scrivere e ciclostile. Inizia quindi un lungo e intenso periodo di lavoro extra per Ines, che si dedica alla realizzazione e alla stampa delle matrici, spesso con l’aiuto di Scotoni, dovendo più volte spostare il ciclostile in luoghi diversi per maggiore sicurezza.

Nella primavera successiva, in concomitanza con i grandi scioperi nel Nord, l’attività si intensifica: oltre alla realizzazione del giornale, Ines contribuisce con qualche articolo alla stampa dei volantini e alla riproduzione delle circolari; vengono inoltre rafforzati i collegamenti con altri centri come Bologna, Rovereto e Bolzano.

Il giorno successivo alla caduta del governo fascista Ines viene mandata a Ravenna, dove conoscerà alcuni compagni romagnoli, tra cui Mario Gordini e Pino d’Alema – per uno scambio di informazioni sulla situazione del Trentino e della Romagna.

Rientrata a Trento, in seguito ai primi bombardamenti sulla città, Ines si trasferisce in una stanza della canonica a Cognola dove intensifica il suo lavoro per il giornale clandestino. Conosce anche i compagni Jülg – appena usciti dalle carceri – che dopo l’8 settembre accompagnerà in Romagna.

Il 20 febbraio 1944 Ines accompagna Pasi, Bovelacci e Franco Visentin a Padova, da dove si uniranno alle formazioni partigiane nel bellunese. All’inizio di maggio, essendo ormai troppo sorvegliata e non essendoci per lei le condizioni per uno spostamento in Veneto, Ines entra in clandestinità col nome di «Serena» trasferendosi a Ravenna, dove diviene una delle maggiori dirigenti provinciali del Partito Comunista clandestino e organizzatrice dei Gruppi di difesa della donna. Il suo ruolo così radicato nella segreteria politica del partito non le consente però di partecipare fattivamente alle manifestazioni assieme alle altre donne e di questo si rammarica molto, ma «Antonia» (Valeria von Wachenhusen Jülg) le ricorda: “Le nostre responsabilità sono diverse. Io sono immersa nel movimento della lotta di massa. Tu, invece, sai tutto dell’organizzazione politica. Se ti prendono è peggio!” (vedi: Ines Pisoni, Mi chiamerò Serena, 2000, p. 289).

Dopo la Liberazione parte per Padova per avere notizie di Mario e apprende così della sua morte per impiccagione dopo mesi di torture.

Nell’autunno del 1945 viene chiamata a Roma alla direzione del PCI. Dal 1948, dopo una lunga malattia, riprende la sua attività prima all’UDI (Unione Donne Italiane), poi alla CGIL (il primo accordo sindacale sulla parità di salario tra lavoratori e lavoratrici per tutti i settori dell’industria, stipulato il 16 luglio 1960, porta la sua firma). Continuerà la sua intensa attività politica, come giornalista e dirigente sindacale. Nel 1981 la città di Alfonsine (RA) le conferisce la cittadinanza onoraria: “Invitta combattente della libertà per una più felice e libera Italia”.

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