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Ancilla Marighetto

La più giovane partigiana decorata

Paola Bernardi per ANPI del Trentino

“Ora”, al secolo Ancilla Marighetto, nasce a Castello Tesino il 27 gennaio 1927 e si arruola nella compagnia Gherlenda ad appena 17 anni.

La compagnia si attesta a Costabrunella, zona impervia, resa praticamente inaccessibile dalla natura circostante. Il comando è affidato al ventitreenne Isidoro Giacomin (Fumo), ex sottotenente degli Alpini, che arruola inizialmente una trentina di effettivi per lo più ventenni e due ragazze operative come staffette e soccorritrici, ma ben presto partigiane combattenti, protagoniste in tutte le azioni armate. Sono le due amiche Ora e Veglia, già nell’organico da agosto di quello che di lì a poco diverrà il battaglione Gherlenda.

Ancilla Marighetto (Fondazione Museo storico del Trentino)

La formazione viene costituita il 1 agosto1944 e inizia le operazioni militari in Trentino il 21 dello stesso mese. Ancilla Marighetto – pur venendo da un ambiente montano relativamente chiuso – dimostra una straordinaria determinazione nella sua scelta. L’estate precedente Ora aveva lavorato – con la sorella Giacomina e altre ragazze del Tesino – come mondina a Mortara, in provincia di Pavia. Lì aveva trovato un ambiente che veniva da una lunga consuetudine di battaglie salariali e di scioperi e che ben conosceva le lotte che a marzo avevano scosso le fabbriche del Nord.

Il contatto con queste prime ondate di dissenso popolare verso il regime possono aver alimentato in lei una nuova consapevolezza che sicuramente si è radicata all’indomani dell’8 settembre, quando la zona di operazione delle Prealpi abbracciò tutto il territorio regionale e la confinante provincia di Belluno nella morsa nazista, sotto il diretto controllo del commissario supremo Franz Hofer.

Il primo bombardamento aereo sulla città di Trento da parte degli Alleati – del tutto inaspettato – innesca la battaglia del Brennero, che induce le truppe del Reich ad attivarsi per mantenere liberi i corridoi strategici nella regione.

Spie e infiltrati pullulano in questo territorio di confine contribuendo pesantemente a neutralizzare l’azione dei ribelli. Sono loro i primi responsabili dei rastrellamenti, delle torture, degli eccidi di partigiani, ma anche della popolazione inerme, del loro invio nei lager nazisti. La gran parte di questi delatori resterà impunita.

Nel frattempo da fine agosto la Gherlenda inizia una serie di azioni: sabotaggi, imboscate, assalti, presa di ostaggi, colpi nelle banche. La più clamorosa è la presa del presidio del CST a Castello Tesino il 14 settembre 1944, riportata anche da Radio Londra. Immediata la risposta nemica con l’impiego di 350 militari e della 12a compagnia del CST (Corpo di sicurezza trentino) per il rastrellamento di Costabrunella, dove perde la vita il comandante Fumo.

Celestino Marighetto (Renata) – ex caporal maggiore degli arditi della Folgore e fratello di Ora – prende il comando del battaglione. Il 9 ottobre si scatena la rappresaglia sulla popolazione che vede la cattura del padre di Ora (Giacomo), fucilato in piazza insieme ad altri innocenti, e sorte ben peggiore toccherà all’amica Veglia. L’inverno l’attività viene ridotta in seguito al proclama Alexander: il gruppetto dei più noti resta in montagna, tallonato dalle pattuglie di sciatori del CST e delle SS; altri scendono a valle ma sono subito catturati, torturati e inviati al Lager di Bolzano.

Il 19 febbraio 1945 il famigerato capitano delle SS, l’austriaco Karl Julius Hegenbart, con una pattuglia di una decina di uomini del CST, raggiunge malga Vallarica di sotto nella zona del passo del Brocon, dove sono i ribelli. Nella precipitosa ritirata Ora è costretta a fuggire a piedi nella neve, per poi rifugiarsi su un abete dove viene scovata dall’ultimo uomo della pattuglia.

Fatta scendere e interrogata da Hegenbart – l’aguzzino responsabile anche della morte di Veglia – in seguito al suo fiero e ostinato silenzio viene uccisa.

Ora e Veglia sono le più giovani delle 19 donne italiane decorate con la Medaglia d’oro al valore militare; con loro ricordiamo anche Tina Lorenzoni, di origine trentina. Non va però dimenticato il sostegno e l’aiuto dato ai ribelli dalla popolazione di quei territori e soprattutto l’elevato numero di donne – rimaste in gran parte anonime – che si adoperarono per dare loro assistenza, rifugio e cibo, così come fecero la gran parte dei religiosi del luogo.

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