Canoni delle cave di porfido: è cambiato qualcosa?
Una nota a margine dell’incontro sul “ripristino” dell’area estrattiva Scalin ad Albiano. Vari interventi hanno evidenziato come per il ripristino dell’area non sia più disponibile lo scarto di porfido proveniente dall’attività estrattiva, avendo trovato anche lo scarto uno sbocco di mercato, in quanto conferito ai frantoi che lo trasformano in inerte per calcestruzzi o ballast per le massicciate ferroviarie. Tanto che qualcuno ha avanzato l’idea che per il ripristino dell’area Scalin si dovesse eventualmente far ricorso al materiale di scarto depositato in anni ormai lontani nella discarica di Possender.
Non intendo entrare nel merito della questione relativa al prospettato uso di materiale proveniente dal bypass ferroviario di Trento per il “ripristino” dell’area estrattiva Scalin, vicenda sulla quale viene dato compiutamente conto nell’articolo dell’Adige del 14 giugno a firma di Umberto Caldonazzi, bensì soffermarmi appunto sul fatto che ormai da anni le cave non producono più scarto e dunque sarebbe da rivedere anche la questione correlata relativa alle rese di cava e ai canoni di concessione relativi.
La vulgata che vuole i canoni oggi siano più congrui rispetto al passato, quando erano scandalosamente bassi, non risponde a verità; chi facesse una tale affermazione meriterebbe senz’altro l’epiteto di “gnocco mangiapesci” che il mio maestro delle elementari affibbiava agli alunni che zoppicavano con l’aritmetica. Per quanto riguarda lo specifico di Albiano, gli ultimi dati che ho a disposizione sono quelli relativi al triennio 2020-2022 da cui si ricava che nel 2020 il canone medio applicato era pari a 3,56 euro/mc, nel 2021 era di 2,35 euro/mc e nel 2022 raggiungeva i 3,80 euro/mc. Basta confrontare tali dati con quello del 2007, pari a 3,26 euro/mc per rendersi conto del fatto che nulla è mutato; se poi si confrontano tali cifre con i canoni applicati dall’Asuc di Miola in due lotti estrattivi a San Mauro (calcolati mediante stima della roccia in banco), ammontanti mediamente a 7,66 euro/mc nel 2006, ci si rende facilmente conto della enorme sottrazione di risorse comunali che avviene con questo meccanismo, posto che nel 2022 sono stati scavati ben 463.963 mc di porfido.
A rendere la cosa ancora più evidente sta il fatto che oggi, come detto all’inizio, lo scarto non finisce più in discarica, ma viene conferito ai frantoi ricevendone in cambio fino a 2 euro/mc di materiale sfuso (16 q.li), vale a dire l’equivalente di 3 euro/mc se si trattasse di roccia in banco (24 q.li).
Tutto questo per evidenziare come il Comune di Albiano avrebbe a disposizione un’altra strada per reperire i 3,5 milioni di euro derivanti dalle terre che potrebbe conferire RFI, vale a dire una valutazione più congrua delle rese ed una cospicua rivalutazione dei canoni di concessione che, allineati a quelli che vent’anni fa erano applicati dall’Asuc di Miola, consentirebbero il raddoppio di quanto fin qui introitato (1.757.959 euro x 2).
Aggiungo però che sarebbe ora venissero radicalmente rivisti i metodi di calcolo delle rese e dei relativi canoni, adottando come criterio quello in voga a livello europeo (il canone ammonta al 20% del valore del materiale grezzo estratto), così potrebbero entrare nelle casse comunali almeno 15 euro/mc . Utilizzando i dati relativi alle quantità estratte nel 2022 ciò avrebbe consentito al Comune di introitare ben 6.954.344 euro, vale a dire 5.196.385 euro in più! Vi pare poco?