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Il Parco dello sci e della caccia

Le ultime allarmanti novità dal Parco di Paneveggio. E una lezione generale: come delle lobby - in simbiosi con i partiti clientelari - riescono a impadronirsi delle istituzioni, e piegarle alle loro esigenze.

Con l’elezione del nuovo presidente del parco di Paneveggio-Pale di San Martino si è conclusa una lunga e aspra tensione che ha visto protagoniste le comunità del Vanoi contro gli amministratori del Primiero: si confrontavano non solo due persone con aspirazioni e motivazioni diverse, ma anche due concezioni opposte di parco.

Ha vinto il giovane sindaco di Siror Sergio Bancher, sostenuto dal presidente uscente Marco Depaoli, uomo - quest’ultimo - caro a Dellai e importante nella Margherita, numero due della lista alle ultime regionali. La forza di Bancher è poi stata costruita da tutti i sindaci del Primiero, dagli impiantisti, dagli immobiliaristi e dai cacciatori.

Angelo Orsingher invece era sostenuto da Canal San Bovo, una comunità che offre al parco un terzo del territorio e che rivendicava la presidenza anzitutto per una questione di equità, ma anche sulla base di un programma condiviso dall’associazionismo ambientalista: un parco motore di cultura, attrattiva della ricerca naturalistica e scientifica, un territorio all’interno del quale coniugare esigenze di sviluppo e rispetto dell’ambiente, del paesaggio, delle tradizioni. La sconfitta di Orsingher è anche la sconfitta di una parte importante del nostro Trentino, di un’ampia fascia di persone che ancora credono nell’uomo e nel territorio, che vivono di idealità e valori, che progettano sviluppo senza dover spianare montagne e senza infrangere leggi, che intendono distribuire reddito su più soggetti possibile e costruire sinergie fra i diversi comparti economici.

Non è superfluo ricordare con quanta determinazione i poteri forti del Primiero abbiano sostenuto Bancher. Il giovane sindaco di Siror, persona totalmente sconosciuta appena fuori dal suo comune, era stato imposto nel comitato di gestione del parco all’inizio dell’estate dello scorso anno, e il sindaco di Tonadico, Depaoli, rassegnava le dimissioni da presidente per incoronare direttamente il suo fido paladino. Ma i giochi non riuscivano, l’ente entrava in una situazione di stallo e nel giro di poco tempo Depaoli ritirava le dimissioni aspettando tempi migliori e soprattutto una migliore organizzazione della manovra. Con la nuova tornata amministrativa la forzatura riusciva e il gioco veniva chiuso.

Ma cosa sta alle spalle di una simile prevaricazione di un’intera comunità, di uno schiaffo così violento alla dignità di Canal San Bovo?

Come sempre, in provincia si ragiona in base alle esigenze degli impiantisti. L’attuale piano parco ha già consentito la devastazione della Tognola, dell’area di Col Verde-Rosetta, della Cavallazza. Mancava un tassello ritenuto fondamentale: il collegamento San Martino-Passo Rolle. Nel piano parco e nel piano urbanistico provinciale tale collegamento è previsto nel vecchio tracciato, ma le società impiantistiche della zona vogliono imporre il passaggio in Val Boneta, nel cuore della riserva del Colbricon, in una delle aree faunistiche più delicate dell’intero parco.

Tale indicazione è già stata vergognosamente recepita nella recente variante al PUP dalla giunta provinciale di Trento. Per attuare un simile tracciato ora sarebbe necessario modificare il piano parco. Quale persona più idonea a tale operazione del sindaco di Siror, comune proprietario di gran parte della zona interessata?

Quale alleanza più sicura che non l’investire nei tre comuni del centro Primiero - Fiera, Siror e Tonadico - che per primi in Trentino tentano la strada dell’unione?

Poiché gli assessori provinciali sembrano avere scarsa memoria, va loro ricordato come il piano parco avesse esteso l’area di riserva integrale di Colbricon come compensazione dei gravi danni che quel piano arrecava ad altre zone, come compensazione della compromissione di aree ad alta valenza faunistica, perché erano state soppresse riserve speciali. Una riserva integrale ampliata non era dono della lungimiranza e della sensibilità degli amministratori di allora: si recepivano gli studi del piano faunistico del parco e si costruiva una pasticciata mediazione che compensava altri pesanti sacrifici ambientali.

La nuova giunta del parco ora è composta da cacciatori, immobiliaristi, dal presidente dell’ANEF (l’associazione degli impiantisti) e dello scario della Comunità di Fiemme. Non esiste persona che faccia da ammortizzatore, che porti una diversa cultura, che veda nel parco la possibilità di costruire uno sviluppo sostenibile.

Non si poteva costruire un insieme più esplosivo e pericoloso per il territorio, non era proprio possibile riuscire a fare di peggio. Con questi amministratori non solo assisteremo a pesanti forzature contro il territorio e contro l’ente parco, ma verrà proseguita una gestione del personale che ha sempre sollevato perplessità nel parco stesso e nel Primiero.

A proposito, è bene ricordare come, poco prima di lasciare, Depaoli avesse tentato di forzare la mano anche sulle modalità di assunzione del direttore. Basta concorsi, basta titoli di studio idonei alla gestione di un ente parco: decida la giunta, e assuma direttamente personale di fiducia.

Insomma, non abbiamo più davanti a noi un ente preposto alla conservazione del paesaggio e delle sue importanti specificità naturalistiche, ma piuttosto un’istituzione che mette a disposizione energie e fondi pubblici per difendere e consolidare gli interessi di pochi soggetti privati, dei soliti poteri forti.

E’ quindi utile e urgente che i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, quelli delle minoranze consiliari presenti nel parco e i rappresentanti del Vanoi costruiscano alleanze per rafforzare il controllo degli atti dell’ente, allo scopo di garantire trasparenza e per evitare che alla distruzione di questi ambienti pregiati si sommi l’umiliazione della democrazia e della buona amministrazione.