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Il problema: gli 8 consiglieri e deputati

Le polemiche, le linee contrastanti, la scarsa progettualità nella sinistra. Intervista al segretario Ds Mauro Bondi.

Con il segretario dei Ds Mauro Bondi, parliamo delle polemiche nei Ds e delle due linee della sinistra (vedi I due Dellai. E le due sinistre) quella "governativa" e quella "oppositrice".

Il segretario dei Ds trentini Mauro Bondi.

"Non mi trovo in nessuna delle due. Mi sembra un’interpretazione giornalistica, come del resto le polemiche riportate in questi giorni."

Ci parli allora del suo punto di vista.

"Fino a quando il centro-sinistra non sarà – come auspico – un partito unico, e la Margherita non avrà smobilitato le sue casematte, ritengo che la sinistra debba porsi in posizione non subalterna rispetto agli alleati, bensì dialettica, facendo valere le proprie posizioni."

Non è tardiva una posizione del genere?

"Faccio anch’io, come QT, risalire tutto allo scontro con Dellai sulla Val Jumela (vedi La sinistra dopo la débacle della Jumela): allora io volevo uscire dalla Giunta per non avvallare quel provvedimento; ma il partito decise altrimenti. Ora vedo che anche Roberto Pinter (allora vicepresidente della Giunta ndr) afferma che non aver resistito è stato un errore. Meglio tardi che mai."

Lei però era già il segretario dei Ds. Se riteneva decisivo il passaggio poteva porre sul tavolo le proprie dimissioni…

"Non è nella mia indole rompere. E a cosa sarebbe servito? Dopo la Jumela abbiamo avuto il veto di Dellai alla candidatura di Casanova nelle nostre liste (vedi Dellai schianta la sinistra): ero convinto, e lo sono ancora, che avremmo dovuto tenere duro, ma anche allora il partito decise diversamente. E poi il terzo passaggio: la formazione dell’attuale Giunta provinciale: di fronte alle imposizioni di Dellai sostenevo che dovevamo starne fuori e rinegoziare; ma una persona del gruppo consigliare (la vice-presidente della Giunta Margherita Cogo ndr) ruppe la nostra compattenza rimanendo con Dellai (vedi La maionese impazzita)."

Insomma per tre anni lei è stato su una posizione, il partito su un’altra? Mi scusi, ma che segretario è?

"Potevo fare come Vincenzo Passerini (già assessore all’istruzione con Andreotti, che si dimise provocando la caduta della giunta ndr): prendere e andarmene. Le mie dimissioni da segretario, soprattutto prima delle elezioni, avrebbero avuto conseguenze disastrose. Vivo la politica come una dimensione collettiva, e se la maggioranza dei dirigenti del mio partito la pensa diversamente, mi adeguo."

Non capisco: lei è segretario di un partito la cui dirigenza ha un’altra linea?

"E che c’è di male? Il partito ha sia un segretario che una testa collettiva. E’ stato positivo aver tenuto assieme il partito in quelle condizioni, aver rintuzzato le ipotesi scissioniste, aver riportato un buon risultato elettorale."

Io non vedo esiti molto positivi: bensì un partito dilaniato dalle polemiche.

"Io vedo invece cinque consiglieri e tre deputati che parlano decisamente troppo sui giornali. E dall’altra parte vedo un partito che ha altre posizioni…"

Quindi da una parte ci sono 8 persone, i rappresentanti nelle istituzioni, che sono su una linea; dall’altra 500, i militanti, che sono su un’altra? E se è così, questo non è un problema?

"Prendiamo la riforma istituzionale (su quest numero vedi Riforma istituzionale: qual è l'obiettivo?). Negli anni il partito ha elaborato una linea in merito: il governo locale deve essere articolato su due livelli (Provincia e Comuni) con i Comuni che possono aggregarsi tra loro. Questa è la posizione, nitida e costante. Poi ci sono gli otto che, per apparire sui giornali, si mettono a parlare a casaccio. Per questo dico che il partito non è quello che appare sui giornali: c’è il partito dei militanti da una parte, e il partito degli eletti dall’altra. Alcuni dei quali non sono neanche iscritti al partito; a cui non rispondono, bensì rispondono ai loro elettori, vale a dire all’insieme della coalizione. L’allargamento del partito è un fatto ampiamente positivo; ma comporta che poi non si può chiedere disciplina; non dimentichiamocene."

Non mi sembra un problema riconducibile solo a chi (l’on. Kessler in primis ndr) è dell’Ulivo prima che dei Ds.

"Vero; è la continua sovraesposizione degli eletti che danneggia la linea unitaria. IL giorno dopo la formazione della Giunta, l’on. Kessler la giudica la migliore al mondo, l’on. Tonini dice che brinda, la consigliera Cogo si dichiara felice della carica di vicepresidente, e l’assessore Andreolli che è una giunta di democristiani (La maionese impazzita). Se avessimo atteso tutti un attimo, e avessimo discusso un comunicato congiunto, avremmo evitato quello che è stato un disastro mediatico."

Veniamo a un altro punto. Il partito non propone, non elabora progetti per il governo.

"Il partito non deve elaborare. Non ne ha la forza. Non è più quello di un tempo, come non lo è più la società, di cui i vari settori avevano un partito cui si riferivano. Oggi non è così, i partiti devono valutare le proposte della Giunta, che invece ha a disposizione le professionalità per elaborarle."

I gruppi consiliari in questi giorni chiedono più fondi proprio per poter svolgere la propria funzione. Se si spendessero quei soldi per attivare consulenze e professionalità, invece che per le spese personali dei consiglieri…

"Non è questo il punto. Quando da assessore ho elaborato la legge di riforma istituzionale, ho potuto mettere insieme una squadra di 12 tra i dirigenti più qualificati della Pat, che per sei mesi hanno lavorato dietro al progetto. Un gruppo consiliare, un partito, non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere. Insisto, le proposte possono venire solo dal governo; e ai partiti sta valutarle."