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La (pseudo?) svolta etica di Dellai

Il travaglio della Margherita, che si sente intorno “malumore e sfiducia”. Le risposte di Dellai: analisi lucida eppur parziale, rimedi vaghi. Il problema è il sistema di potere, l’indirizzo doroteo del Trentino; e se si vuole davvero “voltar pagina”. Due interviste incrociate, a Lorenzo Dellai e al prof. Silvio Goglio.

"Dobbiamo superare questa fase di disorientamento… Queste per noi sono state le giornate più dure… E’ inutile girarci intorno, al nostro interno qualcosa non ha funzionato… Non siamo i gestori di un impero corrotto… Verso di noi, fra la gente, c’è malumore e sfiducia, il che è ancor più grave degli stessi accadimenti… Dobbiamo ammetterlo: nel partito c’è grave discontinuità tra petizioni di principio e pratica". 

Queste alcune delle frasi dei massimi dirigenti della Margherita alla recente assemblea provinciale del movimento: una pubblica autoflagellazione. Con la base (volti popolani, severi, di maturi valligiani) attenta e perplessa: tesa a cercare nelle parole dei leader, non più indiscussi, non più infallibili, non facili rassicurazioni.

Tutto questo per una mazzetta da 10.000 euro? Quando in platea ci sono assessori che gestiscono bilanci anche centomila volte superiori? E poi: come mai questo soprassalto moralista in un partito smagato, che non ha avuto problemi a nominare pregiudicati in cariche pubbliche?

La psico-assemblea della Margherita può avere diverse letture, e molteplici infatti ne sono state fornite: dal "momento di svolta" decisivo, al "cambiare tutto perché nulla cambi". E in effetti la svolta di Dellai, prima insofferente a ogni accenno alla questione morale, lascia perplessi. E ancora più quella dell’assessore Grisenti, tradizionale alfiere del partito dell’asfalto e del voto di scambio valligiano (opere e contributi in cambio di supporto politico), fautore di una secca svolta a destra della Margherita verso Forza Italia; e ora paladino del Partito Democratico e co-promotore (anche se discusso) di nuove associazioni.

L'Assemblea provinciale della Margherita.

Però a nostro avviso sarebbe una lettura semplificata. Nella Margherita un travaglio vero c’è, merita rispetto e soprattutto attenzione.

Il punto di partenza è la consapevolezza crescente della base di una perdita di credibilità nella società. Che si è evidenziata anzitutto alle ultime tornate amministrative, ma che è vissuta di una serie di episodi, di cui abbiamo più volte riferito. La Margherita come centro di potere esclusivo, arrogante, sostanzialmente arretrato; il leader Dellai come ultima versione, aggiornata solo in superficie, dei politici dorotei di un tempo.

"Per voltare pagina" era lo slogan con cui Dellai impose se stesso e la Margherita nelle elezioni del ’98. Dopo otto anni, dei quali gli ultimi tre in condizioni di incontrastato predominio, non sembra che si sia voltato alcunché, si scrive sempre sul frusto spartito doroteo. Di qui la disillusione percepita dalla Margherita, e anche da Dellai, che fiuto ne ha da vendere. Da un paio di mesi il presidente esterna sulla necessità di svolte, più o meno etiche. E anche all’assemblea margheritina le sue parole sono state nette, aspre; e lucida l’individuazione di alcuni dei punti deboli della sua azione politica.

I rimedi proposti però ci sono sembrati vaghi, assolutamente non all’altezza.

Ne abbiamo parlato con lo stesso Dellai; e di seguito confrontiamo le sue risposte con quelle forniteci dal prof. Silvio Goglio, docente di Economia Politica alla facoltà trentina di Giurisprudenza.

Sul problema più strettamente etico, poniamo a Dellai i quesiti che, dentro la Margherita gli sono stati proposti dal consigliere Giorgio Viganò: che credibilità etica ha un partito che effettua certe nomine, come quella di Tarcisio Grandi all’Autobrennero o Vigilio Nicolini al Bim?

L'intervento di Lorenzo Dellai all'Assemblea della Margherita.

"Non capisco le perplessità su Grandi: la sua condotta è passata al vaglio della magistratura e non gli è stato addebitato alcunché".

Ma non esistono condotte riprovevoli che magari non sono reati? Il giudizio etico si limita a un controllo della fedina penale?In fin dei conti non lo avete messo in lista proprio perché, dopo la storia dei soldi di Mosca, era moralmente impresentabile (vedi Regione: soldi, auto, turismo di lusso).

"Grandi non è stato candidato perché il suo ciclo politico era esaurito. Ma eticamente nulla gli è addebitabile. Tutt’al più su questa nomina si può discutere se è giusto che alla fine di una carriera politica ci sia una carica in una struttura parapubblica."

E Virgilio Nicolini, condannato per corruzione?

"Non è una nomina che ho fatto io. La hanno fatta i sindaci delle Giudicarie".

L’ha fatta il suo partito... (vedi Dall’inceneritore alla questione morale)

"Se facciamo un discorso sulla Margherita, dico che non si possono giudicare sette anni di governo in base a una singola nomina".

Mah, a noi sembrava che il tema del giorno fosse proprio l’eticità in politica e in particolare inella della Margherita. Allarghiamo il discorso con il professor Goglio.

"L’Italia negli scorsi anni ha fatto una scelta: l’economia di mercato. Ma mercato significa regole, altrimenti c’è l’anarchia. E chi detta le regole deve avere una condotta anche morale ineccepibile. Altrimenti il meccanismo, come abbiamo vistocon le scalate bancarie, semplicemente non funziona. La corruzione, un po’ come la disoccupazione, ha una sua soglia fisiologica: un tot di corruzione è ineliminabile, così come un 3-4% di disoccupati. L’allarme scatta quando si va oltre".

Intende dire che i trentini sono allarmati perché percepiscono una corruzione dilagante?

"Bisogna distinguere tra illegalità (quelle, per esempio, di cui è accusato Fiorani) ed etica politica non convincente (quella di Fassino). Insomma distinguere tra mazzetta e collateralismo. In Trentino abbiamo soprattutto il collateralismo tra un partito o meglio, un gruppo di persone della Margherita, e l’economia pubblica e privata: molti presidenti delle società parapubbliche sono o della Margherita o funzionari provinciali, un’ oligarchia che domina il complesso dell’economia. Per esempio la partita elettrica è promossa dal pubblico, e ad esso il privato si accoda per lucrarne vantaggi; e così gli imprenditori che si tuffano nel mercato immobiliare, dove i guadagni sono assicurati dai rapporti con la politica".

Le nomine appunto, uno degli argomenti più ricorrenti, nella insoddisfazione verso la Margherita pigliatutto. Il "premio Margherita" evocato dai giornali per sottolineare le promozioni dei fedelissimi: a formare un blocco di potere compatto, in cui la competenza è molto secondaria rispetto alla fedeltà (vedi Dellai insiste: il portaborse dirigerà la ricerca).

"Questa delle nomine targate non è una cosa vera – ci risponde Dellai – Io sono quello che, tanto per fare un paio di esempi, ha chiamato Cipolletta all’Università o Bernabè al Mart. Poi, se c’è quest’impressione, è l’impressione un problema. Dovremo fare un’operazione verità per far capire quale è la reale situazione".

Il punto è che il sistema di potere dellaiano viene visto come prevaricatore, anche delle regole. A iniziare dal ruolo dei funzionari, non più chiamati a esprimere pareri, atti, secondo scienza e coscienza, ma secondo i desideri dell’assessore. QT ha ampiamente riferito, a suo tempo, delle prevaricazioni del presidente sull’ufficio Via (caso Val Jumela, vedi V.I.A. libera) o sul Comitato Fauna (in funzione pro cacciatori, vedi I contributi alla tortura); ma più in generale tutta una serie di pressioni e spostamenti di personale han fatto capire l’aria che tira: alla Pat comanda la politica, il tecnico si adegui e rediga pareri in conformità con le aspettative. O mangiar di sta minestra o saltar dalla finestra.

Ma allora, se il sapere, la coscienza, la retta amministrazione non contano più, allora anche il tecnico può essere tentato di giocare in proprio. E gestire lui i rapporti con i poteri che bussano alla porta (su situazioni poco edificanti agli uffici tecnici del comune di Trento vedi, su questo numero, Quando il Comune “sbaglia” favorendo la speculazione). Non nascono forse anche da questa dinamica le deviazioni recentemente accertate dalla magistratura?

Il prof: Silvio Goglio, docente di Economia Politica a Giurisprudenza.

Nel suo intervento all’Assemblea, Dellai sembra porsi il problema: "Non abbiamo lavorato abbastanza nel distinguere la politica dall’amministrazione - ha affermato - Non abbiamo bilanciato a sufficienza il governo (cioè l’esercizio del potere) e la politica (l’indirizzo e il controllo del potere). E forse non ci ha fatto poi tanto dispiacere se di noi la gente diceva che se vogliamo, possiamo".

Bella autocritica. Ma quando gli chiediamo nello specifico sul prevalere della politica sull’attività dei funzionari, cala la saracinesca: "Per le prerogative e l’autonomia della struttura abbiamo un rispetto assoluto - ci risponde - Che la Giunta intervenga, che eserciti pressioni o coercizioni, non è vero. E’ vero invece che noi, proprio perché rispettiamo l’autonomia dei tecnici, possiamo prendere decisioni politiche discordi dalle loro conclusioni (il riferimento è al caso Jumela, n.d.r.) assumendoci le nostre responsabilità".

A noi sembra che il Presidente parli di un altro mondo. Chiediamo l’opinione del prof. Goglio: "Ci sono dei dirigenti che riescono a difendere la professionalità dei loro servizi, ma non sempre è facile - ci risponde – A volte assistiamo a uno svuotamento delle professionalità interne all’amministrazione, e la loro sostituzione con consulenze esterne.

Le consulenze non sono da demonizzare, io stesso ne presto. Possiamo dire che ci sono tre tipi di consulenze: quelle in cui il consulente deve dire quel che il politico si aspetta (e non sono necessariamente negative, possono servire per chiarire, far capire meglio le problematiche); quelle in cui il consulente dice quel che pensa; e quelle che vengono assegnate per distribuire dei soldi. Lasciamo perdere queste ultime, che non dovrebbero proprio esserci; quelle prevalenti sono del primo tipo".

Il punto è che spesso consulenze del primo tipo vengono spacciate come soluzioni arbitrali…

"E questo non è bene. Dirò di più: certe funzioni di controllo, di verifica, lo stesso governo delle consulenze (la funzione che i magistrati chiamano di peritus peritorum, la perizia sui periti, n.d.r.) deve rimanere all’interno dell’amministrazione. I consulenti possono esserci, però solo se interagiscono con la struttura, non se la sostituiscono. L’economia ha bisogno di chiarezza delle regole, di affidabilità dei controlli, non di pressioni. E di pressioni alla Fazio credo ce ne siano parecchie anche alla Pat. Il che, intendiamoci, non è illegale, però è una cultura politica ed economica che ha ben poco a che fare con il mercato. Può essere una scelta voluta: ma lo si dica: in Trentino vogliamo un’economia sul modello democristano anni ‘70, peraltro non negativa, ma solo per l’epoca".