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“Lessico palestinese”: errata corrige

Nella lettera pubblicata sul numero di gennaio di QT, una breve recensione del libro di Alba Nabulsi “Lessico palestinese”, non so per quale ragione ho scritto erroneamente, e me ne scuso con i lettori, che la Cisgiordania, prima del 1967 (guerra dei sei giorni e occupazione israeliana), “si chiamava Transgiordania”. Per uno strano motivo ho scritto “si chiamava” intendendo dire “era amministrata” da quella Transgiordania che al termine del mandato britannico si era trasformata nel regno di Giordania.

Confusione mentale quale prima avvisaglia di uno stato patologico senile? Chissà! Sta di fatto che mi correggo e, a scanso di equivoci, aggiungo che per essere più precisi occorrerebbe dire che dopo la partizione della Palestina operata dalle Nazioni Unite nel 1947 (Risoluzione n. 181), mentre lo stato di Israele si costituiva come tale operando una pulizia etnica su vasta scala della popolazione palestinese residente all’interno del territorio che gli era stato assegnato (vedasi in proposito il libro dello storico israeliano Ilan Pappe “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi editore 2008), distruggendo centinaia di villaggi e costringendo all’esilio 750 mila palestinesi, questi ultimi respinsero un piano di partizione che assegnava ben il 56% della Palestina storica alla minoranza ebraica. Furono così l’Egitto e la Giordania ad occupare rispettivamente la striscia di Gaza e la Cisgiordania, amministrando per vent’anni le due porzioni di Palestina assegnate allo stato palestinese mai nato (se si esclude l’effimera parentesi di 8 giorni nei quali si costituì allora un “governo” palestinese a Gaza). Striscia di Gaza e Cisgiordania che vennero occupate poi da Israele a seguito della sconfitta degli eserciti arabi avvenuta con la guerra dei sei giorni nel 1967. Occupazione che continuò di fatto anche dopo gli accordi di Oslo del 1993 che videro la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese e che, per quanto riguarda la striscia di Gaza, ebbe termine nel 2005 per decisione dell’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon. Nel gennaio dell’anno successivo si tennero le elezioni legislative che decretarono la vittoria di Hamas nella striscia di Gaza, trasformata nel frattempo da Israele un una enorme prigione a cielo aperto.

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