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Rovereto come la Jumela?

A Rovereto la sinistra è maggioranza: eppure rischia di esser messa in un angolo e di veder passare una politica di altro segno.

E'stata la nomina di Mauro Previdi a presidente della Azienda Multiservizi (già Farmaceutica) a far salire alle stelle la tensione nel centro-sinistra roveretano. Una nomina imposta dal sindaco della Margherita Roberto Maffei, e subìta dalla sinistra come uno smacco, un affronto.

Una questione di poltrone, dunque? Apparentemente sì, ma in realtà la partita era molto più grossa ed emblematica; ed averla persa ha insinuato il timore di essere anche a Rovereto, come in Provincia, in un vicolo cieco: alla mercé del margheritino di turno, lì Dellai, qui Maffei. "E’ quasi ufficiale – afferma l’assessore Fabrizio Rasera – Rischiamo di essere un paradosso: una minoranza al governo."

Per capire meglio, illustriamo il caso Previdi, con i suoi retroscena e sottintesi. Previdi infatti vuol dire Casa di Riposo, e a Rovereto Casa di Riposo vuol dire politiche sociali e assistenziali. Infatti, come tutti i roveretani sanno, da lustri il problema dell’assistenza in città è assurdamente dominato da una rogna continua: la gestione della maxi Casa di Riposo. Per alcune cause oggettive (edificio troppo grande e inadeguato, una clientela troppo "variegata" e dunque una struttura difficile da gestire) ma soprattutto per la conduzione feudale della dirigenza, la Casa di Riposo (come del resto documentato in una lunga serie di servizi di QT, vedi Rovereto: il tormentone della casa di riposo) è stata sempre fonte di scontri continui, feroci, a tutto campo: con i parenti dei ricoverati, i lavoratori, i medici, i sindacati, le forze politiche. E soprattutto uno scontro che periodicamente vede contrapposti il direttore-ras, Tommasini, e il Consiglio di amministrazione della Casa.

Ora, in tutto il mondo, quando un dirigente entra in contrasto con il Consiglio di Amministrazione, prende le valigie e se ne va. Alla Casa di Rovereto no: è il C.d.A. a doversi dimettere.

Il fatto è che il rag. Tommasini è abilissimo nel coprirsi le spalle politicamente: ha sempre in Comune un santo in paradiso che lo difende a spada tratta. Per cui il direttore risulta di fatto inamovibile, la Casa continua a essere gestita malissimo, le proteste salgono al cielo, si apre un nuovo contrasto con il nuovo C.d.A., e la storia si ripete.

L’ultimo referente di Tommasini in Consiglio comunale è il dott. Mauro Previdi, che nella scorsa legislatura ha avuto un solo obiettivo: proteggere sempre e comunque il direttore della Casa - anche a costo di essere solo contro tutti.

Ora, la giunta uscente del sindaco Ballardini, in tema di politiche sociali aveva intrapreso il seguente indirizzo: liquidare Tommasini, ridimensionare la Casa di Riposo, aprire nuove Rsa più piccole e gestibili, affidare la conduzione dell’insieme delle politiche sociali all’Azienda Multiservizi (AMR).

E ora il nuovo sindaco che fa? Nomina presidente dell’AMR proprio Previdi. Cioè manda a picco l’intero progetto, che Previdi ha sempre apertamente e violentemente osteggiato.

on vedo il problema - ci risponde il sindaco Maffei - Le linee dell’AMR le darà la Giunta e su quelle l’Azienda dovrà muoversi. Per il resto sono contrasti personali, che non mi interessano."

NMa quando si nominano delle persone, il metro sono proprio i problemi personali. Mettere a capo di un’istituzione chi si è sempre dichiarato contrario ai programmi stabiliti, può voler dire due cose: creare conflitti, oppure rinunciare ai programmi.

"Sul programma di fondo in campo assistenziale c’è completo accordo nel centro-sinistra. E il Comune eserciterà il suo ruolo di regista dei vari enti. Questi problemi sono esasperati da polemiche personalistiche: io personalmente ho piena fiducia in Mauro Previdi."

In realtà la nomina di Previdi è stata una merce di scambio. Nel suo girovagare politico, il dottore si era infine accasato presso i Verdi, i quali alle elezioni hanno supportato la candidata sindaco Donata Loss; arrivati al ballottaggio, Verdi e Loss hanno posto la nomina di Previdi tra le condizioni per appoggiare Maffei. La presidenza a Previdi era quindi una cambiale firmata dal sindaco, che andava onorata.

"Il programma della coalizione era far compiere all’AMR il salto di qualità, rendendolo il centro erogatore dei servizi sociali; a questo si è sempre opposto Previdi, che tale ruolo intendeva affidarlo alla Casa di Riposo - afferma Mario Cossali, segretario dei DS roveretani - Per questo la sua nomina non era compatibile."

La posizione della sinistra era però indebolita da un dato tipicamente roveretano. Contrapposta alla nomina di Previdi era la conferma della precedente presidente dell’AMR, Sandra Dorigotti, che aveva il torto non solo di essere diessina doc, ma soprattutto moglie del filosofo Franco Rella, cognata dello stesso Cossali, amica dell’assessore Rasera e di appartenere a quel ristretto gruppo di intellettuali roveretani, parenti e amici d’infanzia, che hanno segnato con la loro presenza in varie istituzioni le passate giunte di centro-sinistra. Un dato non certo popolare, questo, vissuto con fastidio da una parte della città.

Da questa posizione obiettivamente difficile aveva tentato di uscire Cossali, con una proposta inattaccabile: "Noi non facciamo questione di poltrone, non pretendiamo la riconferma della Dorigotti. Il sindaco nomini qualsiasi persona, purché non sia caratterizzato come oppositore al nostro programma."

Tutto inutile. Previdi aveva da essere e Previdi fu, in barba ai programmi.

Aquesto punto era logico che nella sinistra iniziasse a sorgere la sindrome Val Jumela: avere ragione, ma essere costretti a subire. "E’ effettivo il pericolo che la Margherita voglia annacquare l’eredità della giunta Ballardini - afferma l’arch. Maurizio Tomazzoni, capogruppo della lista di sinistra Rovereto Insieme in consiglio comunale - Ma questo è anche dovuto alla nostra debolezza."

"Parliamoci chiaro- rincara Fabrizio Arlanch, anch’egli consigliere di Rovereto Insieme - se il sindaco ha nominato Previdi è perché ha percepito di poterlo fare. Ha giocato sulle nostre incertezze."

Difatti quando Cossali aveva tirato fuori la carta vincente ("nominate chi volete, purché sia d’accordo con il programma"), non fu spalleggiato. C’era chi gli rimproverava di far tutto da solo, chi voleva ancora insistere sulla Dorigotti, chi - dicono i maligni - aveva già concordato con sindaco e Verdi il via libera a Previdi. Insomma, una piccola Babele, in cui le buone ragioni finivano per naufragare.

Il fatto è che Rovereto Insieme è una coalizione, non un partito: la maggioranza degli eletti non fa parte dei DS, e così due assessori su tre; e all’interno degli stessi diessini roveretani è in corso un vigoroso ricambio di culture e di generazioni. "E’ vero, non abbiamo una struttura, un vertice legittimato, un meccanismo che permetta di prendere velocemente e democraticamente le decisioni" - conferma Tomazzoni. E così tra assessori, gruppo consiliare, coalizione, partiti e partitini, manca il confronto, la sintesi, l’operatività politica: "Non c’è circolazione di informazioni, e quindi nemmeno lavoro collettivo" rileva con una certa amarezza Arlanch.

Questo sbandamento non ha solo ragioni organizzative. La sinistra roveretana, a livello provinciale, è stata sempre in prima linea nel dare una valutazione ottimistica dell’alleanza con la Margherita (della serie "con Dellai non si può rompere" in nessuna occasione, disposti a turarsi entrambe le narici del naso).

Non solo: per sostituire l’uscente Bruno Ballardini non ha pensato neanche un attimo a trovarsi un candidato proprio (pur essendo l’area di maggior peso elettorale), bensì ha sponsorizzato il margheritino Roberto Maffei, già assessore con Ballardini, nella convinzione che la sinistra non possa pretendere troppo, e che la Margherita sia un alleato fidato con cui c’è una profonda consonanza di fondo.

Ora però vede messo in forse il proprio operato, l’eredità della giunta Ballardini, e proprio dalla Margherita, da Maffei. Il più allarmato appare Fabrizio Rasera, assessore alla cultura, il più votato consigliere della sinistra: "Sia in Provincia che a Rovereto appare chiaro, nella pratica di governo, come la distanza tra la sinistra e la Margherita sia molto più ampia di quella tra la Margherita e il centro del centro-destra. Di qui il tentativo di rendere irrilevante la sinistra, in giunta provinciale, con l’azzeramento dei presupposti programmatici; a Rovereto, con l’apparente accomodamento al buon senso, in realtà con la cancellazione delle realizzazioni della Giunta Ballardini."

Questo non avviene attraverso lo scontro frontale, alla Dellai che batte i pugni sul tavolo, "ma attraverso una minimizzazione delle questioni: ‘cosa vuoi che sia’ se si apre una strada al traffico, ‘cosa vuoi che sia’ se si rivede una parte del PRG, se si cambia l’impostazione sulla Casa di Riposo? - prosegue Rasera - Il punto non è il singolo provvedimento, ma l’ottica complessiva, che viene fatta passare come un processo di ‘pacificazione’ della città. Realizzata prendendo come riferimento il punto di vista della destra."

Cossali ha un’altra visione: "Non vedo alcun disegno strategico contro la sinistra di Maffei e della Margherita. Piuttosto il timore del sindaco di apparire succube della sinistra: di qui queste prime posizioni per smarcarsi. E questo lo posso capire. Lui a sua volta deve capire che noi siamo essenziali alla sua maggioranza. Il problema vero sono i contrasti sui temi concreti, che in realtà però sono meno gravi di quanto vengono presentati."

Mario Cossali, segretario dei Ds roveretani.

Oltre al tormentone politiche sociali/Casa di Riposo, i punti di contrasto sono sostanzialmente due: l’urbanistica, con la revisione del PRG e lo spinoso problema del traffico; e la risposta alla richiesta di sicurezza.

"Il PRG predisposto dall’assessore Bruschetti (della giunta Ballardini ndr) va bene - ci assicura il sindaco Maffei - e intendiamo portarlo in Consiglio comunale a gennaio. Ci riserviamo uno spazio di alcuni mesi per correggere alcune sviste cartografiche e per rivedere il discorso sulla viabilità ad est: ponte sul Leno, percorso di collegamento della Campana, ecc."

"Sì, è vero, la discussione è ‘solo’ sui collegamenti a est - ribatte il diessino Tomazzoni, presidente della commissione urbanistica - Ma quello ventilato da Maffei non è una cosetta secondaria: è il tradizionale obiettivo dei Popolari, la circonvallazione ad est, nell’ottica della costruzione di un anello attorno alla città. Come si intuisce, è un progetto importantissimo, cu cui non siamo per niente d’accordo."

Sul traffico le proposte continuano a zampillare: "In entrambe le direzioni: per una maggior pedonalizzazione, come pure per aprire strade al traffico - afferma Cossali - Il che, in fin dei conti, depone a favore dell’equilibrio del piano attuale."

"Opereremo delle correzioni dovute al buonsenso. Nessun stravolgimento, bensì piccoli adeguamenti" - annuncia il sindaco.

Ma la direzione complessiva qual è? Una maggior protezione della città dal traffico, o un ritorno delle macchine?

"In linea di massima la direzione è quella di estendere la pedonalizzazione. Ma gradualmente, una volta realizzati i parcheggi."

"Questo è un problema su cui, oltre alle convinzioni della maggioranza, influiscono le pressioni, le agitazioni organizzate dall’opposizione - replica Tomazzoni - Per questo dobbiamo avere le idee molto chiare, e stabilire con la Margherita fino a che punto si può trattare. Perché altrimenti sul traffico i margheritini, per amore del quieto vivere, sono pronti a cedere su tutto."

"Con le varie modifiche si rischia di annullare i vantaggi del piano, ossia la protezione del centro storico, e di non portare vantaggi sui tempi di percorrenza- afferma Cossali - E’ facile prevedere che su questo punto si arriverà a un braccio di ferro, nella Giunta e con le opposizioni."

Aquesto punto il discorso investe la città. Le novità introdotte dalla giunta Ballardini (innanzitutto l’attenzione all’ecologia, alla salubrità dell’ambiente urbano) e una - già radicata - attenzione ai problemi sociali e degli svantaggiati, quanto sono condivisi dall’insieme della cittadinanza? La sinistra, su questi argomenti, è isolata?

"L’abbiamo visto dai risultati elettorali: attorno a queste scelte c’è consenso. Ma che non si traduce - secondo Rasera - in capacità di sostenere con forza queste ragioni. Sui giornali impazzano gli articoli, le interviste, le proteste organizzate dalle lobby: la lumaca, i mugugni della Casa di Riposo, la protesta contro il campo nomadi, quella contro la concessione di alcune ore della piscina alle donne islamiche. L’altra città invece, quella dell’ecologia, della solidarietà, dell’accoglienza, quella opera, ma non grida. Per cui l’attività amministrativa sembra essere sempre sotto accusa."

Insomma, una sinistra debole rischia di pensare di essere minoranza, quando invece non lo è. E di farsi mettere in un angolo: come, appunto, sulla Val Jumela.

"Bisognerà tornare a privilegiare il lavoro con la società civile - conclude Rasera - Sulle politiche sociali, del territorio, di integrazione. Per dare voce a questa maggioranza che altrimenti non viene espressa."