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La crociata dei Socci

Anche in Italia retorica militarista e retorica religiosa tendono a convergere. Con quali conseguenze?

Antonio Socci.

Se il fascismo islamico e il fanatismo religioso di Osama Bin Laden (o di chi per lui) aveva l’intenzione di scatenare una nuova guerra di religione su larga scala, ebbene pare che l’operazione stia riuscendo. Le ultime drammatiche vicende sono state lette come l’ultima puntata dell’eterna lotta tra bene e male, e del plurisecolare scontro tra cristianesimo e islam. E questa è una lettura che purtroppo si sta lentamente facendo strada anche in Italia, dapprima grazie alla solitaria voce di Gianni Baget Bozzo, poi alla sistematica campagna della Lega Nord fino alle reazioni alla sentenza sul crocifisso del tribunale dell’Aquila.

Non ci meraviglia la retorica religioso-militare di un presidente Bush, tipica dei repubblicani bianchi, ma ci fa molta impressione la versione nostrana del messianismo strategico dell’ "asse del male" o della "giustizia infinita". A seguito dell’attentato al contingente italiano in Iraq, l’onda emotiva e sentimentale tipica italiana si è sommata in troppi casi all’esaltazione del "martirio" dei nuovi eroi, considerati alla stregua di difensori della cristianità. Per carità, questa è ancora una posizione isolata, ma amplificata ad arte da alcune trasmissioni della nuova Rai berlusconiana.

Inutile commentare il sacerdote laico Bruno Vespa, mentre è impossibile non accennare ad Antonio Socci, protagonista giovedì 13 novembre di una stomachevole puntata di Excalibur (bollata giustamente da Paolo Ghezzi su L’Adige come "liturgia santificante").

La scena, ambientata in un convento di suore, prevedeva una croce al centro del palcoscenico con ai lati due megaschermi sui quali scorrevano i gesti di pace dei nostri soldati. Armi, croce e televisione: questi gli strumenti bellici dell’eterna lotta tra bene e male, in Italia all’inizio del XXI secolo. E come in un vortice venivano accomunati tra le forze del bene suore, soldati in uniforme, medici senza frontiere, cappellani militari, missionari, Berlusconi, Bush; e insieme concetti come azione umanitaria, operazione di pace, guerra al terrorismo, crociata all’Islam, democrazia, diritti civili, ansia di pace, guerra preventiva, assedio all’Occidente, primato del cristianesimo. Nel campo opposto le forze del male, equiparando Bin Laden con i terroristi delle BR, ponendo gli arabi (genericamente intesi) sul banco degli imputati, mettendo nello stesso calderone palestinesi, ceceni, fedayn di Saddam. Nulla sulle cause, sulle vie di uscita, sulla situazione reale, sui retroscena politici, sulla minaccia reale del terrorismo: solo spettacolo e incitamenti alla crociata cristiano-laico-occidentale-democratica.

Ed è proprio questo che fa più paura e che ci fa intravedere tempi bui: l’equiparazione civiltà occidentale in pericolo con il cristianesimo assediato, contro il sempre risorgente pericolo mussulmano. Se a parole il governo ripete che non si tratta di uno scontro di civiltà (anche se molti deputati, dai banchi della maggioranza, hanno sentenziato che "la crociata al terrorismo deve continuare") dalle televisioni e dalla propaganda traiamo un quadro diverso. Per quale motivo da Bruno Vespa troviamo quasi sempre i mussulmani più estremisti d’Italia? Perché viceversa Socci faceva di tutto per mettere in difficoltà un moderatissimo esponente delle comunità islamiche italiane che tentava invano di fare un ragionamento razionale?

Ma il problema è ancora più profondo e rischia di aggravarsi al momento della successione di Giovanni Paolo II. Il papa odierno, con la sua condanna senza precedenti della guerra preventiva di Bush e con i suoi continui richiami alla pace, è riuscito a incanalare le crescenti spinte oscurantiste, presenti in alcuni settori della Chiesa, aprendosi invece a quel cattolicesimo dialogico e tollerante, che rappresenta ancora la maggioranza. Tuttavia sorprende che un laico come Giuliano Ferrara non stia quasi più nella pelle nel commentare positivamente che "la Chiesa si sta movendo".

Staremo a vedere; comunque sia, se anche in Italia la retorica militarista si accompagnerà alla retorica religiosa (che nulla ha a che fare con il cristianesimo), potremo dire che il terrorismo è riuscito a farci tornare indietro: se di secoli o di decenni lo stabiliremo poi.